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IL CORAGGIO DI CREDERE IN SE STESSI
Come imparare ad affrontare le sfide professionali. E riuscire a vincerle
Suzy e Jack Welch rispondono alle domande per il Mondo
Costruire l’autostima? È possibile
Domanda. Sono giovane, uscito da poco dall’Università. Sono pieno di ambizione, idee creative e una voglia matta di ottenere un sacco di cose nella mia vita, ma mi trattiene la paura di mandare tutto all’aria. Come posso acquistare un po’ di coraggio?
Bruno Cantino, Novara
Risposta. Non è esattamente di «coraggio» che lei ha bisogno, ma di fiducia in se stesso. Senza, non si va da nessuna parte. Ma mi sembra che lei lo sappia già. E solo lei può sapere come e perché le è mancata finora l’autostima. Forse è nato senza averne molta, visto che sembra che ci sia una componente genetica anche in questo. Ma è ancora più probabile che la fiducia in se stessi sia una caratteristica che si guadagna con l’esperienza. Alcune persone se la costruiscono già quando stanno in braccio alla mamma e ogni commento brillante che fanno viene accolto come degno di essere premiato con un Nobel o si sentono dire che «sono il bambino più bello e intelligente del circondano». Altri si guadagnano l’autostima grazie ai voti alti a scuola che li staccano dal resto della classe o al successo nello sport, perché sono il capitano o il goleador della squadra. Ma non ci sono regole che indicano dove comincia a costruirsi la fiducia in se stessi. Noi conosciamo un imprenditore di 27 anni sloveno che si è conquistato la sua guardando il padre lottare per avviare una piccola azienda di macchine utensili nel 1991, praticamente pochi giorni dopo che il Paese si era reso indipendente dalla Jugoslavia. Oggi questo giovane determinato, fresco di Mba negli Stati Uniti, sta mettendo su un’azienda tecnologica globale tutta sua e non vede limiti nel suo futuro. Conosciamo anche un manager di successo newyorkese che lavora per un mutual fund che ha ricevuto la sua prima grossa iniezione di autostima da adolescente, quando ha imparato a pilotare da solo una piccola barca e ha passato un’intera estate pescando merluzzi nelle turbolente acque di Cape Cod Bay. «Dopo questo, ho pensato che sarei stato in grado di fare qualunque cosa», ci ha detto. È così? Assolutamente no. Attraverso la sua lunga carriera, questo manager di mutual fund le direbbe che ha «mandato tutto all’aria» molte volte. Ha avviato un’azienda di comunicazioni quando era all’ultimo anno di università, l’ha portata ad avere cento dipendenti e un giro d’affari di 40 milioni di dollari e poi l’ha persa in un’interminabile dolorosa battaglia legale con l’ex socio. Diversi anni più tardi, ha provato a creare un’azienda di consulenze che non è durata più di sei mesi. Ma se questi incidenti di percorso possono averlo spaventato, le profonde riserve di autostima di questo imprenditore hanno sempre avuto la meglio col tempo. Ora lei ha bisogno di cominciare a crearsi una riserva del genere per se stesso, anche se deve partire da zero. Come? Non con progetti grandiosi messi insieme per catapultarla dall’oggi al domani nel successo e sopprimere una volta per tutte le sue paure di fallire. Troppe persone credono che un grande successo eclatante possa risolvere i loro problemi di autostima per sempre. Ma questo succede solo nei film. Nella vita reale, è proprio la strategia contraria che funziona. Chiamiamola pure l’approccio delle «piccole vittorie». Tanto per cominciare, si ponga un obiettivo realistico, che sia al lavoro o in famiglia. Deve essere un obiettivo contenuto, raggiungibile; non esageri con le aspettative da se stesso la prima volta che si mette alla prova. Quindi, raggiunga l’obiettivo e si goda la sensazione positiva che ne deriverà. Passo successivo: si ponga un obiettivo un po’ più grande, qualcosa di un po’ più ardito, che la costringa magari a fare qualche passo fuori dall’ambito in cui si muove abitualmente e in cui si sente sicuro. Raggiunga questo obiettivo e si goda la sensazione ancora più gratificante che otterrà. E così via, finché si sarà messo su un cammino in avanti lento ma costante, in cui costruirà la fiducia in se stesso passo dopo passo. E l’autostima alla fine arriverà per certo. Quando ho dovuto tenere il mio primo discorso, più di 40 anni fa, ero nel panico e ho provato e riprovato mille volte. Facevo pratica davanti allo specchio per settimane prima, nella speranza di tenere sotto controllo la tendenza a bloccarsi all’inizio di ogni frase e alla fine lessi i fogli diligentemente stampati con la scioltezza di uno chiuso nella camicia di forza. Il discorso in realtà durò non più di 15 minuti. Ma allora mi sembrarono i 15 minuti più lunghi della mia vita. Non c’è niente di più efficace dell’affrontare una sfida per gradi, crescendo e imparando ogni volta. Dopo aver fatto discorsi per decenni davanti a audience di tutti i tipi, per me oggi non c’è niente di più naturale che rispondere alle domande di fronte a migliaia di persone, senza avere fogli e appunti davanti. Anzi, mi diverto. Ora, senza dubbio, lei commetterà degli errori lungo la strada che la porta a costruirsi la sua autostima. Non ogni mio discorso è stato migliore di quello che lo ha preceduto e c’è voluto molto tempo prima che parlare in pubblico diventasse per me un’esperienza di completo relax e divertimento. Ma quando la sua piccola vittoria si rivelerà una piccola sconfitta, non cada nella trappola della paura. Attinga subito alla riserva di autostima, cerchi di capire che cosa è andato male, si fissi un nuovo obiettivo e riprenda la sua strada. E un processo che in realtà non finisce mai. Col passare del tempo, semplicemente i suoi obiettivi diventeranno sempre più grandi. E il fallimento, che pure continuerà a capitare di tanto in tanto, finirà col sembrare sempre meno qualcosa di cui aver paura. Col tempo, lei scoprirà che in realtà il fallimento serve a insegnarci qualcosa che avevamo bisogno di sapere, cosicché possiamo rimetterci in marcia con rinnovato coraggio.
Fonte: il Mondo del 19 Maggio 2006
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