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PERMETTETE? PARLIAMO DI WAL-MART
CONCORRENZA. Essere giganti della distribuzione strozza il mercato? Chiedetelo ai consumatori
Suzy e Jack Welch, rispondono alle domande per il Mondo Grande è bello Domanda. Wal-Mart è un potere buono o cattivo nel mondo? John Cliffors (Londra) Risposta. Negli ultimi mesi abbiamo sentito questa domanda sempre più spesso, ma forse chi l’ha posta con la più fervida intensità è stato il liceale che ci ha fatto una domanda simile alla sua, aggiungendo il commento: “Voi sostenete che le aziende sono un bene per la società, ma Wal-Mart la distrugge”. La distrugge? Assolutamente no. Senta, Wal-Mart è una grande azienda. Forse non è politicamente corretto dirlo oggi, ma è vero. Wal-Mart aiuta individui, comunità e economie intere a prosperare. Sì, Wal-Mart è enorme e lo diventa sempre di più. Sì, il suo modello di business minaccia i concorrenti e il suo potere d’acquisto spaventa i fornitori. Ma tutto ciò non la rende cattiva. Semplicemente la rende un bersaglio grosso come una casa per i critici che, per ragioni note solo a loro, non vogliono riconoscere i tanti modi in cui Walt-Mart migliora le loro vite. Come? Innanzitutto, e nella maniera più ovvia, i prezzi di Wal-Mart hanno un enorme impatto positivo sulla qualità della vita di milioni di consumatori. Nessun altro rivenditore offre così tanti buoni prodotti a prezzi così bassi, dagli alimentari ai quaderni per la scuola, dalle medicine agli oggetti per la casa. Così facendo, Wal-Mart aiuta a contenere le spese delle famiglie americane in un modo che nessun programma sociale o statale potrebbe nemmeno tentare di fare. In aggiunta a ciò, Wal-Mart aiuta gli individui in un modo più entusiasmante e a lungo termine, perchè fornisce ai suoi impiegati eccezionali opportunità di accesso alla mobilità verso l’alto, anche a quelli che hanno modeste credenziali dal punto di vista dell’istruzione. Wal-Mart è piena di storie di dipendenti che hanno iniziato dalla gavetta o come cassieri e sono arrivati fino alle posizioni manageriali. E con la crescita internazionale di Wal-Mart, si vedono oggi carriere che cominciano nel merchandising in Texas, si spostano alla logistica in Arkansas e finiscono alle posizioni di comando nelle divisioni di Europa e Asia. Solo l’esercito si avvicina a Wal-Mart per capacità di offrire opportunità e far acquisire esperienza a singole persone che non hanno altro modo per uscire da una vita da precari e accedere a un intero nuovo mondo di possibilità. I prezzi bassi e la vasta forza lavoro di Wal-Mart, naturalmente, hanno un effetto cumulativo sulle economie locali e nazionali dove l’azienda è presente. I prezzi bassi tengono a bada l’inflazione mentre il potere d’acquisto degli impiegati mantiene la domanda alta. Questo è forse male? Ora, ci sono dei critici che sostengono che Wal-Mart distrugge le comunità spazzando via le piccole botteghe a conduzione familiare (le farmacie, i negozi di elettrodomestici o di arredamento, gli alimentari) le quali, dicono questi detrattori, avevano molta più attenzione per i loro lavoratori e i loro clienti. Questi critici hanno nostalgia di un’epoca che non è mai esistita. Sì, Wal-Mart ha significato la fine di molti negozi locali e sì, in alcuni di loro i clienti forse venivano salutati per nome quando entravano. Ma sono questi stessi clienti che hanno scelto di fare i loro acquisti da Wal-Mart quando ha aperto nella loro città, perchè i prezzi bassi forse significavano di più per la qualità della loro vita di un saluto e un sorriso nel negozietto sotto casa. Nessuna cospirazione, dunque, solo l’opera del libero mercato. E per quanto riguarda i dipendenti, che secondo i criteri erano trattati meglio nei piccoli negozi: sciocchezze. Nella maggior parte delle piccole città, il proprietario del negozio era quello che guidava l’auto più lussuosa, viveva nella casa più elegante e apparteneva al club sportivo locale, mentre ai suoi impiegati non toccava certo una fetta della sua ricchezza. Raramente avevano un’assicurazione sulla vita o sulla salute e sicuramente non ricevevano gran che in termini di esperienza o alti salari. Inoltre, pochi di questi negozianti nutrivano progetti di crescita o espansione; le loro vite erano già belle e definite. Andava bene per loro (i negozianti), ma era la morte civile per i dipendenti in cerca di carriere che cambiassero la loro vita. I critici attaccano Wal-Mart anche perchè è brutale con i fornitori. È difficile trattare, dicono, con la compagnia che “possiede” il canale. Che siano le altalene per il giardino o il manzo in scatola, o vendi a Wal-Mart alle sue condizioni, o non vendi affatto. Su questo dobbiamo dire che è abbastanza vero. L’enorme share di mercato di Wal-Mart fa pendere il piatto della bilancia sempre dalla sua parte nel rapporto con i fornitori. Ma in dieci anni di negoziazioni con loro alla General Electric, per esempio, i compratori di Wal-Mart non si sono mai mostrati privi di etica o scorretti. Erano semplicemente duri. La General Electric ha vinto moltissime trattative con la Wal-Mart e ne ha persa qualcuna. Ma perdere ha il suo lato positivo. Ha costretto la Ge a guardarsi dentro per capire come poteva fare meglio il suo lavoro: per abbassare i costi di produzione, per esempio, o per essere più flessibile nel modo in cui un prodotto era disegnato o confezionato. Alla fine, i prezzi sono rimasti bassi e il consumatore ha vinto. E questo è quello che spinge Wal-Mart, tenere i clienti soddisfatti, ed è il motivo per cui le sue vendite e i suoi profitti continuano a crescere. Sì, ci saranno delle “vittime” del successo di Wal-Mart. Alcuni concorrenti certamente si piegheranno al suo modello di business e nel processo alcuni posti di lavoro andranno perduti. Ma in questo, Wal-Mart non è diversa da Toyota nell’industria automobilistica. Quando la toyota arrivò negli anni Settanta, anch’essa venne accusata di sconvolgere lo status quo. I decenni sono passati e la maggior parte delle persone oggi accetta che la Toyota semplicemente possedeva un modo migliore di fare business. La sua valida offerta ai consumatori ha innalzato gli standard dell’intera industria, spronando molte aziende automobilistiche, che avevano perso mordente nella produzione e nel design, a svegliarsi, reinventare i loro sistemi e cominciare a fabbricare auto migliori a costi più bassi. La Toyota è stata un fattore di cambiamento e come tale ha fatto di più per la società di qualunque azienda fallimentare. E questa è anche la storia di Wal-Mart. È una grande azienda che aiuta i consumatori e i dipendenti a vincere e a crescere e finché lo farà, anche lei vincerà e crescerà, e meritatamente. Fonte: il Mondo del 5 Maggio 2006
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